Editing

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Non ho mai subito un editing, ma ne ho visti tantissimi, se dico più di mille non credo di andare lontano dal vero. Così ho iniziato a farne pure io: per dei racconti nei forum (ma via internet è sempre difficile: non si può discutere punto-punto in tempo reale), per alcuni amici che mi fanno vedere i loro lavori; e ora sto facendo un editing lineare a un romanzo completo.

L’editor è come l’allenatore di un nuotatore:

  1. Non è che nuoti meglio del nuotatore, se no nuoterebbe lui; semplicemente, sa il suo mestiere (lo dico perché si sente spesso “se questo è tanto bravo, li scriva lui i libri”).
  2. Non è che nuoti al posto del nuotatore, in piscina è comunque il nuotatore ad andare, e del nuotatore è l’eventuale gloria (lo dico perché c’è chi ha paura che il lavoro di editing sminuisca i suoi meriti e renda tutto meno “farina del suo sacco”).
  3. Non è che l’allenatore faccia tutto di testa sua: deve capire i bisogni e i limiti del nuotatore per fargli fare il giusto allenamento (lo dico perché c’è chi crede che l’editor applichi la sua visione e il suo gusto a priori, senza cercare di capire cosa voleva l’autore).

Non intacca la purezza dell’arte della scrittura. Ma non è solo questione di rendere il libri adatto al mercato; è questione di capire cosa si voleva comunicare davvero. L’importante è vedere l’arte come una lettera: è necessariamente diretta a un destinatario (come può esistere l’arte, se nessuno la fruisce?) e bisogna fare attenzione che la capisca. Che poi questo voglia dire mettere il libro nel mercato è tutto da vedere.

Editing:
Gli Alternauti
Distruggete Israele

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