I Grotteschi Della Letteratura I

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Professore: Ebbene, ecco qui, questo è il manoscritto originale di Guerra e Pace.

Margherita: Mh. Be’, sono molti fogli.

P: Sì, già, molti. È emozionante, vero?  Lo stesso Tolstoj ha poggiato le mani su questi stessi fogli, e chino sulla sedia li ha profumati col suo respiro.

M: Mh.

P: Sì, ecco. Scusi, lei che ha i guanti giusti, può aprirlo sul primo capitolo? Ecco, sa, non vorrei profanare una simile opera. Ora, Margherita, leggi pure l’incipit.

M: Sì, lo sto già leggendo, ma, professore, Tolstoj non era russo?

P: Certo, certo, nato a Jasnaja Poljana, coordinate 54°00’31.68’’ nord 37°30’01.08’’ est.

M: E perché scrive in francese? Io non so il francese.

P: Be’, perché all’epoca la classe nobiliare parlava così. Ma non ti porre simili questioni, vai avanti a leggere, e non cercare di resistere all’estasi estetica che pervaderà ogni tua fibra.

M: Mh, occhei.

P: Bene, leggi, leggi. Il divino Tolstoj ha lavorato assiduamente per cinque anni alla sua opera, riscrivendola integralmente sette volte, ogni volta apportando modifiche su modifiche. Pensa a quante pagine deve aver vergato la sua penna per arrivare a un simile capolavoro.

M: Mh, sì, si fa leggere.

P: Già, il frutto finale di tutta la letteratura mondiale, l’opera definitiva dell’umanità, quella che Turgenev stesso riconoscette come la miglior cosa mai scritta; un lavoro di ininterrotta perfezione, un miracolo tecnico, un –

M: Oh, aspetti, qui c’è un errore.

P: Come un errore?

M: Ora lo correggo…

P: No, aspetta, correggi che? No, metti giù la penna, non si può!

M: Ma, professore, legga qui.

P: “Su tutti i bigliettini che quella mattina aveva inviato per mezzo di un lacché in livrea rossa era scritto indistintamente-”

M: Ecco.

P: Ecco cosa?

M: “indistintamente”. È un avverbio, ed è pure inutile: già all’inizio infatti aveva detto che quanto segue era scritto in tutti i biglietti. Insomma, è un errore. Va corretto.

P: Ma no, ma che errore. E rimetti giù quella penna! Dammela qui, ecco.

M: Perché non vuole che lo corregga? Renderei l’opera di Tolstoj ancor migliore.

P: No, non c’è nulla da correggere, è giusto così.

M: Ma come giusto così? È una parola inutile, appesantisce, fa inceppare la frase… perché Tolstoj l’ha scritta?

P: Ah, ma non lo so io!

M: Vede allora che è inutile? Non ha motivo di esistere, va tolta.

P: No no, tu fraintendi. Quel che intendevo dire è che io non so perché l’ha messa, ma Tolstoj doveva avere sicuramente i suoi motivi; anzi, sono sicuro che c’ha speso sopra diverse notti, togliendola e rimettendola per ricercare l’effetto migliore.

M: Lei dice? E che effetto dovrebbe avere?

P: Be’, l’effetto che ha adesso l’opera.

M: Sì, ma, confronti la frase originale con questa: “Su tutti i bigliettini che aveva inviato era scritto…”. Molto meglio, no? Più scorrevole, più concisa, senza tutte quelle informazioni inutili. Semplicemente migliore.

P: Migliore? E chi lo dice?

M: Be’, è oggettivo. Vuole dirmi davvero che preferisce la frase originale?

P: Ebbene sì. Cioè, guarda, a me potrebbe piacere anche di più la tua frase, ma che c’entra? Non piacerebbe di più a Tolstoj, né a tanti altri lettori.

M: Ma, professore, io capisco tutto, ma qui stiamo parlando di una questione di gusti: in fondo c’è anche chi legge i libri di Stefano Trucco e Alessandro Forlani, vero ciarpame. La frase che propongo, invece, è oggettivamente migliore perché dice le stesse cose in meno parole; poco importa se poi piaccia o meno agli ignoranti: è migliore e basta.

P: No, Margherita, no. Pensaci un attimo: Tolstoj, quello che è unanimemente riconosciuto come il più grande scrittore di tutti i tempi, secondo te avrebbe commesso un errore, qualcosa che tu, presa la penna in mano, credi di poter correggere. Credi insomma di poter migliorare Guerra e Pace, giusto?

M: Mh, è così, sì.

P: E non noti nulla di strano? Tanti anni di studi per arrivare al monumento che è Guerra e Pace, e tu, così, dal nulla, credi di poterlo migliorare?

M: Sì, ma, professore, dico: stiamo pur sempre parlando di un uomo morto cento anni fa, è normale che non avesse tutti i mezzi tecnici che abbiamo oggi. In fondo, Einstein non ha forse scritto anche equazioni errate? Tutti fanno errori, è normale.

P: Vedi, Margherita, questa è una cosa diversa: Einstein si occupava di una materia limitata, scientifica, ed è normale essere più o meno vicini alla verità. Tolstoj però si occupava di una materia artistica, non cercava di avvicinarsi a un risultato matematico, ma di suscitare un dato effetto in noi lettori. E ci riesce, cristo se ci riesce!

M: No, lei gira sempre attorno allo stesso punto. Sarà anche vero che la materia di Tolstoj non era scientifica, ma l’effetto che vuole suscitare viene percepito da ogni lettore a modo suo, no?

P: Be’, sì, uno stesso stilema può suscitare diverse reazioni.

M: Quindi stiamo parlando di qualcosa di soggettivo, vede? Se ognuno percepisce a modo suo ciò che legge, su quale base diciamo che Tolstoj è superiore ad Alessandro Forlani?

P: A questo puoi anche risponderti da sola. Pensaci: Tolstoj è morto da più di cento anni, è vero, e in questo cento anni, generazioni e generazioni di lettori hanno pianto sulle sue opere, e generazioni e generazioni di critici hanno riconosciuto la sua opera come una delle migliori di tutti i tempi. Non ti pare sufficiente?

M: No. Ma ammettiamo anche che sia sufficiente: se ci sono opere più durature di altre, come quelle greche e latine, vuol dire che ci sono dei valori, valori incarnati da queste opere, che sono più apprezzati di altri, no?

P: Sì, immagino di sì.

M: E se consideriamo quanto dicono i filosofi da Aristotele a Nietzsche, e guariamo a grandi opere passate come l’Eneide, possiamo ben dire che uno di questi valori è la concisione, giusto? Possiamo dire cioè che non ha senso dire in cento parole ciò che può essere detto in dieci, giusto?

P: Sì, mi pare condivisibile.

M: E allora vede che ho ragione? La mia frase è più concisa di quella di Tolstoj, quindi è migliore.

P: … No, direi di no.

M: Ma come no? Perché?

P: Ma perché dipende da tante cose. Insomma, il romanzo è un sistema complesso, non puoi applicare un principio generico alla singola frase. Ma poi, ascolta: ti sembra rispettoso modificare un’opera di Tolstoj? Ti sembra rispettoso applicare il tuo gusto all’opera di un autore che non può giustificare le sue scelte?

M: Certo, non crede anche lei che le opere migliori siano frutto di un lavoro collettivo? Pensi, chissà quante persone hanno modificato l’opera di Omero! Eppure oggi abbiamo l’Iliade, e non mi pare che ce se ne lamenti.

P: Sì, ma, guarda… Sono idiozie, cioè, no, volevo dire che sono ingenuità. Sì, erano altri tempi, funzionava tutto in modo diverso.

M: Fatto sta che secondo me Tolstoj sarebbe stato contento della modifica che ho proposto; avrebbe approvato.

P: Fosse stato qua Tolstoj ti avrebbe sputato in bocca!

M: Professore!

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