Editing: Gli Alternauti

Gli Alternauti di Hendioke
                                                 

Il carapace metallico della Hydrazog, le cui placche erano sottoposte alla spaventosa pressione del mare d’acido, strideva in modo sinistro, mentre all’interno il gemito frinente dell’alternave riempiva i corridoi cyber organici angosciando i membri dell’equipaggio.

1) “metallico”: se vuoi puoi specificare un metallo, per dare l’idea di essere più specifico.

2) “spaventosa”: ci sta, ma si può tagliare, perché già lo stridio basta a comunicare.

3) “gemito frinente”: secondo te non basta gemito? Anche se tu immagini un suono specifico, non devi per forza comunicare al lettore ciò che tu vedi e senti: comunica in modo efficiente, scegliendo cose più semplici; e lascia al lettore qualche buco da riempire (lo so che c’è chi crede che non vada bene, ma Paul Auster fa giustamente notare che le fiabe sono percepite come più intime proprio perché il lettore deve metterci del suo. Come dimostra Genette, inoltre, la perfetta mimesis è negata alla letteratura: tanto vale allora rendere la narrazione rapida e ritmata, puntando gli occhi solo dove serve, e lasciare il resto come punto di indeterminatezza)

4)  “alternave”: è l’Hydrazog? Perché allora non dire subito “l’alternave Hydrazog”?

5) “Angosciando i membri dell’equipaggio”: visto che subito dopo c’è una scena, puoi approfittarne per rendere questa angoscia nella scena, con qualche commento dei personaggi o descrivendo come si muovono. Se lo fai, taglia qui.

6)  Se vuoi una modifica più profonda, ti consiglierei di tagliare “le cui placche erano sottoposte alla spaventosa pressione del mare d’acido”: rimani dentro la tua nave, avrai tempo dopo di spiegare come mai le placche fremono: basta inquadrare un oblò quando ti pare. Quindi qualcosa del genere: “Il carapace d’adamantio dell’alternave Hydrazog riempiva di stridii i corridoi cyber organici”.

 7) “in modo sinistro”: non puoi renderlo in altro modo? Già “stridio” si porta, in parte, un tratto “sinistro”. Puoi renderlo in modo visivo? Anche usare un paragone, del tipo “strideva come il pianto di un bambino demente” (la frase l’ho presa da una scritta trovata in un manicomio, perché non ho fantasia: tu puoi trovare qualcosa di meglio). E non credere a chi ti dice che il paragone allontana dalla materia narrativa.

La fumosità che c’è (il lettore non sa cos’è un’alternave, né sa come appare un corridoio cyberorganico) va bene, e va bene anche se non usi un punto di vista immerso (o “narratore solidale con il personaggio”), perché la cosa che più ci interessa qui è trasmettere un’atmosfera non perfettamente intelligibile.

Gerrart entrò nella sala della Dea con l’espressione seria che sfoggiava raramente e apostrofò Ellis con durezza.

 1) “apostrofò Ellis con durezza”: taglia, non ti serve proprio.

2) “che sfoggiava raramente”: taglierei senza problemi.

3) “Espressione seria”: descrivendolo meglio?
Ti faccio un esempio: Gerrart entrò nella sala della Dea, accigliato e scuro. Afferrò il braccio di Ellis e la fece voltare a forza: “Per quale strana coincidenza cosmica non possiamo fare questo benedetto salto?”

“Perché non possiamo fare il salto?”
Ellis si voltò verso di lui, con una cartelletta in mano e il volto pallido e smunto di chi ha passato troppo tempo ad esaminare dati chiusa in una stanza.

Nota che ti ho messo nella frase sopra che la fa girare a forza: infatti non si capiva che era di spalle. Qui puoi scrivere, per esempio: “Ellis, il volto pallido e smunto di chi ha passato troppo tempo sopra stringhe di dati, scarabocchiò qualcosa sulla cartelletta.”

“Buonasera, tanto per cominciare” rispose stizzita.

 “rispose stizzita”. Io taglierei.
Ti confesso che non mi piacciono le istanze di enunciazione, neanche il “disse”. Vuoi dire che non si possono usare? Assolutamente no: guarda come le usa Joyce in certi racconti, o come la usa ultimamente Mozzi! Le mette in ogni singola battuta perché così dà un tono ossessivo alla narrazione. Prendi lo stile “epico”: è tradizione, ripresa da Omero, iniziare con il “disse” e chiudere con il “così disse”, con una ridondanza che però noi associamo istintivamente all’epica (e se vorrai, più avanti, dare un tono epico, potrai farlo senza problemi). Io però, se ho bisogno di dire chi parla, preferisco inserire un gesto del personaggio: se saprai scegliere i gesti giusti, otterrai una profondità piacevolissima.

“Non ho tempo per battibeccare! Perché non possiamo fare il salto?”
“E io non ho tempo per spiegarti cose che puoi anche capire da solo! Binah sta usando tutta se stessa per tenere in vita Hydrazog e al contempo non lasciarci senza aria. Come pensi possa reggere un salto in queste condizioni? Guardala!”
Gerrart si portò contro il parapetto circolare dietro a Ellis.

1)  “contro il parapetto circolare”: “al parapetto circolare”?


2) “dietro a Ellis”: taglierei.

Sostanzialmente l’idea mi pare quella di un anello, con al centro Binah. È una conformazione classica delle stanze fantascientifiche (pensiamo anche solo a dove si affronta il primo boss di Metroid Prime), e credo dunque che il lettore sia in grado di capirlo anche solo da quel “parapetto circolare”: non descriviamo ulteriormente.

Davanti a sé una sfera di cristallo del diametro di 15 metri occupava quasi tutta la stanza, tenuta sospesa da una ampia e irregolare rete di tessuto biologico.

1)  “del diametro di 15 metri”: non mi piacciono tanto le misure precise, così. Magari “una sfera di cristallo grande come una casa”, o cose del genere.


2) “occupava quasi tutta la stanza”: se l’idea della stanza è quella che ti ho detto prima (un anello su cui camminare, e al centro Binah), taglierei.

3) “ampia e irregolare rete di tessuto biologico”: in somma, una ragnatela? Forse lo rendi meglio (e più  leggermente), così: “tenuta sospesa da una rete di capillari”, oppure “tenuta sospesa da una rete di cartilagine”, o “tenuta sospesa da una rete di tessuto connettivo”… sì, insomma, hai capito l’idea.

Da valvole sulla sua superficie partivano tubi meccanici e intestini che andavano sparendo nel soffitto della stanza e in alcuni macchinari disposti contro la parete circolare.

Questa la taglierei, non mi pare troppo importante.
Se no puoi provare a fare la cosa in modo un po’ più grazioso, del tipo: “Tubi e intestini pulsanti nascevano dalle valvole della sfera e si innestavano nel soffitto e nella parete circolare”.

Attraverso il cristallo vide il corpo gigantesco, e in quel momento solo vagamente femmineo, di Binah sospeso al centro della sfera e decine d’ali e tentacoli di luce partivano dal suo corpo agitandosi contro la parete interna del suo nido. Le ali sferzavano e i tentacoli frustavano saettando da una valvola all’altra con sempre maggiore frenesia.

1) Dopo “Binah” metterei una virgola.

2) Dopo “sfera” metterei un punto fermo.

3) Ho l’impressione che potresti rendere il tutto in modo più sintetico, pur mantenendo la visibilità della cosa. Per esempio, io ci provo: “Al centro della sfera, il corpo solo vagamente femminino di Binah era immobile, ma le sue decine di ali e tentacoli di luce saettavano da una valvola all’altra”.

Il corpo di Binah era nettamente meno luminoso dei suoi molteplici arti e Gerrart comprese che lo sforzo la stava consumando.

Rimani più vicino al personaggio: “Il corpo di Binah era meno luminoso dei suoi arti. Lo sforzo la stava consumando”.

“È un bel problema”
“È colpa tua, capitano, che ci hai portato in questo inferno” Ellis si sporse dal parapetto, che distava mezzo metro dal cristallo, e lo accarezzò con fare affettuoso, come a voler consolare la divinità che vi era racchiusa.

1) “che distava mezzo metro dal cristallo”: tagliare. Il lettore lo capisce. E poi, che brutto!

2) “con fare affettuoso, come a voler consolare la divinità che vi era rinchiusa”: proviamo a renderlo più scenicamente? Per esempio, “Ellis si sporse dal parapetto e accarezzò il bozzolo di cristallo. Sorrise, gli occhi socchiusi e lucidi: “mi dispiace tanto, Binah”.” Ci ho provato, ma l’artista sei tu, farai di meglio.

Un paio di tentacoli indugiarono dall’altro lato del cristallo là dove Ellis passò la sua mano, come a voler rispondere, prima di dirigersi ognuno verso una valvola.

 Con un po’ più di grazia: “Un tentacolo indugiò dove Ellis passò la mano, come a voler rispondere. Poi si diresse verso una valvola.”

“Vi porterò fuori di qui te lo prometto” disse Gerrart rivolto alla Dea e anche lui si sporse a carezzare la sfera di cristallo dopo di che si raddrizzò, aggiustò il cilindro sulla testa e uscì dalla stanza a passo deciso.

1) Nel dialogo, prima c’è un “vi”, poi un “te”. Può indicare l’incertezza del personaggio su come rivolgersi, ma qui mi fa fare un po’ di confusione.

2) La frase mette insieme troppi concetti, ed è meglio dividere: non temere la paratassi (anche se l’ipotassi proustiana è irresistibile. Però, bisogna sapere quando usarla). Per esempio: “”Vi porterò fuori di qui, ve lo prometto.” e si sporse anche lui a carezzare la sfera; poi si aggiustò il cilindro, e uscì”.

Lo so che parti come “poi” e “anche lui” sono considerati autoriali. Credere però che l’indiretto libero non sia una intrusione del narratore è ugualmente sbagliato: Come si evidenzia nelle Figure (Genette), solo la citazione del dialogo è pura mimesis, e solo quello non è intrusione. Ne L’Officina della Parola (Brugnolo e Mozzi) si dice invece che solo in una narrazione cinematografica il narratore pare assente: in una immersa, nella espressione delle percezioni sensoriali e dei pensieri, comunque c’è un narratore, un narratore che può imitare la voce del personaggio, ma pur sempre un narratore (che il lettore lo percepisca o no come tale, poi, dipende dalle sue abitudini, ma non possono essere frasi attribuibili direttamente al personaggio). Il “poi” e l’”anche lui”, quindi, io li lascerei perché, considerato quanto detto, non sono “intrusione” più di qualsiasi altra parte della frase; qui, inoltre. servono a dare alla frase il giusto ritmo: non ci fossero stati, avrebbero attirato troppo l’attenzione.

“Non è cattivo” disse Ellis rivolta a Binah “solo, a volte è un completo idiota” e riprese il giro di controllo degli strumenti: il quinto in un’ora.

O metti una virgola dopo “a volte”, o togli quella dopo “solo”.

Ecco un esempio di slittamento di punto di vista che funziona, in quanto siamo abituati a vederlo anche nel cinema: rimani in chiusura di scena con Ellis, poi torni come prima con Gerrart. È ciò che il lettore si aspetta.

Uscito dalla stanza della Dea Gerrart percorse a passo svelto il corridoio fino agli ascensori, prese quello centrale e salì fino al ponte di comando.

Dopo “Dea” metterei una virgola.
A proposito del narratore: qui stai usando un narratore esterno che si manifesta in quel “uscito dalla stanza”, un narratore ipoteticamente onnisciente. In questo contesto, però, va bene, e serve a mantenere l’ordine della materia narrativa.
È errato credere che oggi il narratore onnisciente non si usi più: coloro che lo dicono è semplicemente perché non lo sanno riconoscere, altrimenti si renderebbero conto che c’è anche in John Williams (le sue storie non potrebbero farne a meno), in Philip Roth (leggi un incipit a caso), in Cormac McCarthy (anche il solo non usare i nomi propri è una cosa che solo l’onnisciente può fare). Il punto è che – come mi permetto di dedurre, di nuovo, da L’Officina della Parola – che non c’è una reale separazione tra il narratore onnisciente e il narratore immerso: l’onnisciente può fare tutto, anche l’immerso, per un periodo; l’immerso può fare solo alcune cose. La differenza sta nel quanto si usano le potenzialità del narratore, e per quanto tempo: infatti un narratore onnisciente può anche decidere di esserlo solo per una riga, e poi diventare immerso, ma con il rischio di diventare incoerente e confuso: infatti l’unica cosa importante è mantenere una coerenza e un ritmo che non confondano il lettore.

Durante la salita la cabina oscillò leggermente, Hydrazog, nella sua sofferenza, faticava a mantenere il proprio assetto interno.

1) Dopo “leggermente” metterei due punti.

2) “leggermente”: “un poco”, che è più fluido da leggere?

Anche il ponte di comando tremava e il gemito di dolore si sentiva anche lì, proveniente dal vano dell’ascensore.

1) Dopo “tremava”, con scopo ritmico, metterei una virgola (quindi mantieni anche la e: la grammatica moderna lo consente, e poi non siamo a scuola)

2) “proveniente dal vano dell’ascensore”: lo toglierei. Oppure proverei qualcosa del genere: “…tremava, e dal vano dell’ascensore proveniva un doloroso gemito.”

Lengt Hudson, sempre impeccabile nella sua giacca blu, stava controllando svogliatamente la rotta su uno schermo olografico proiettato dalla plancia attorno a lui. I copiloti, Kormer e Leonnato, nelle loro plance ai lati di quella principale, osservavano i propri schermi come se ne andasse delle loro vite.

1) “svogliatamente”: tra uno sbadiglio e l’altro?

2) “proiettato dalla plancia attorno a lui”: troppo macchinoso, io lo taglierei.

3) “su uno schermo olografico”: SULLO schermo olografico: per me i determinativi sono più intensi.

“Bel casino cap” disse Lengt senza nemmeno voltarsi, con tono scocciato “qui abbiamo ancora trentotto chilometri circa d’acido sopra di noi, una velocità di risalita di 20 nodi e la nave che si sta letteralmente sciogliendo”

Di norma, preferisco il dire ciò che si fa, piuttosto che quel che non si fa. Pure, preferisco le frasi affermative e positive: sono, semplicemente, più energiche. Per esempio qui scriverei: “bel casino, cap.” Lengt teneva gli occhi sgranati sullo schermo. “Qui abbiamo…”. Considera comunque le potenzialità espressive, in altri casi, delle frasi negative o passive: Joyce, per esempio, quando descrive un personaggio inattivo che subisce le azioni altrui, usa i verbi passivi per sottolinearlo.

“Binah ce la sta mettendo tutta per guarire la nave e conservarne il carapace, ma questo le leva la possibilità di fare il salto. Stavolta non è una premura stupida di Ellis: Binah è proprio allo stremo”
In quel momento dal vano dell’ascensore alle loro spalle giunse un gemito particolarmente acuto.

1) “in quel momento”: gli indicatori temporali vanno bene, come prima, per mantenere l’ordine. Qui, questo, lo toglierei. Sì, sottolinea un po’, ma non lo sento come utile.

2) “alle loro spalle”: taglierei. Considera la possibilità di tagliare anche “particolarmente acuto”: messo così, là, sembra un po’ manieristico. Però ci sta, non disturba, anche se magari qualcuno potrebbe pensare “ah, il romantico, deve esaltare ogni emozione”.

“Ok cap, mettiamo che la nave si salvi, che mi dici dei livelli di ossigeno che stanno calando?” e ingrandì una finestra sullo schermo indicandola a Gerrart col dito. Delle barre riempite d’azzurro indicavano i vari livelli di ossigeno a bordo della Hydrazog, e si stavano svuotando percettibilmente

1) Togli la “e” per fare così: “ingrandì una finestra sullo schermo e la indicò”.

2) “indicavano i vari livelli di ossigeno a bordo della Hydrazog”: si capisce: puoi tagliare.

3) “percettibilmente”: che brutto! Per forza che è percettibile, se no non avrebbe potuto dirlo. Dì, piuttosto, si svuotavano a ritmo sostenuto, oppure “perdevano un punto al secondo”, o cose del genere.

“Non mi sembra ci siano fughe d’aria e i livelli sono ancora abbastanza alti”
“Per ora, ma mi son fatto un paio di calcoli, i ragazzi hanno fatto un paio di calcoli, e fra un tre quarti d’ora avremo meno aria di quella che potremo godere nelle nostre bare”
“Dai comando a Ellis che Binah concentri l’ossigeno nella sua stanza, sul ponte di comando e nel refettorio e da ordine al resto dell’equipaggio di portarsi lì”

Dopo “refrettorio” metterei una virgola. Dimentichi spesso, a fine dialogo, di aggiungere il punto fermo: in fase di revisione ricordatene.

“Detto” Lengt mosse velocemente le dita sullo schermo “fatto”

“velocemente”: taglierei.

“Adesso dobbiamo solo sperare che Binah resista allo sforzo” non era mai capitato, penso Gerrart, che la Dea dovesse riparare danni così ingenti, continui e diffusi alla Hydrazog come in quella occasione.

“pensò Gerrart”: puoi toglierlo. In genere i pensieri indiretti possono essere resi con l’indiretto libero.

E nel mentre doveva occuparsi di tenere in vita tutti loro, creare il propellente dei motori e nutrire e crescere le piante e gli altri organismi di cui si nutrivano.
Dopo questo mio ordine sopravvivranno solo le specie anaerobiche, forse perderemo interi campioni genetici e dovremo recuperarli ma poi pensò che l’importante era uscirne vivi, al resto avrebbero pensato dopo.

Ecco, per esempio, qui: perché prima il pensiero diretto, poi l’indiretto? Non  è meglio, a questo punto, fare tutto con il diretto?

Poiché non c’era altro da fare si sedette alla sua postazione di capitano, non accese neanche la propria plancia (per risparmiare energia) e si sedette ad attendere.

Qui c’è una ripetizione di concetti. Prova così: “Poiché non c’era altro da fare, si sedette alla postazione di capitano, le braccia conserte. Non accese neanche la propria plancia, per risparmiare energia.”
Noterai che uso spesso formule che tagliano le preposizioni, come quel “le braccia conserte”. Oggi va tanto così, su imitazione degli inglesi che lo fanno spesso. A me non piace, sinceramente, e in un mio testo eviterei; ma se a te piace, molti lo preferiscono.

Dopo trentaquattro minuti la Hydrazog venne scossa violentemente e il gemito frinente che ne aveva accompagnato fino a quel momento l’agonia mutò in un grido straziante.

1) “violentemente”: taglierei. Rendi piuttosto con qualcosa tipo “venne percorsa da un terremoto”. E poi io preferirei il punto fermo.

2) “che ne aveva accompagnato fino a quel momento l’agonia”: io taglierei.

3)  “trentaquattro minuti”:  è troppo preciso: sicuro che trasmetta l’idea giusta, e che non si senta come troppo autoriale? (le transazioni, di norma, lo sono, ma, come qui, sono utili per rendere fluido il testo senza aggiungere fastidiose spezzettature e righe vuote; ma puoi comunque trovare una forma più discreta)

“Che succede?!” gridò Gerrart balzando in piedi.

“balzando in piedi”: a me non piacciono tanto i gerundi. Bisogna certo distinguere la logica dall’effetto: la logica ci dice che indica contemporaneità, l’effetto invece è successivo: ancora nelle Figure dice giustamente che l’arte narrativa non può mai rendere la contemporaneità (evidenziando un errore in Aristotele). Quindi se proprio vogliamo possiamo dire anche “disse bevendo” perché tanto il lettore percepisce l’atto di bere dopo, e interpreta il gerundio quindi non come tempo ma come semplice scelta eufonica. Ciò nonostante, io preferirei evitare il gerundio, visto che possiamo far coincidere effetto e correttezza grammaticale. Qui, togli li “gridò” e scrivi solo “Gerrart balzò in piedi”.

Un altro scossone e un altro gemito, e poi la nave si inclinò: il muso ora puntava verso il basso

Se vuoi puoi togliere “e poi”, ma se ti sembra eufonico puoi tenerlo.

“Non lo so!” rispose Leonnato che s’era aggrappato alla sua plancia per non venire sbalzato via e ora che le cinture automatiche l’avevano assicurato al sedile smanettava freneticamente con lo schermo olografico “gli occhi di Hydra non possono essere aperti senza che l’acido li sciolga”

1) Puoi anche qui togliere il “rispose”, con un diretto “Leonnato si era aggrappato alla plancia…”

2) “per non venire sbalzato via”: taglierei: non mi piace mai quando mi si spiega perché i personaggi agiscono. Agiscono, tanto basta.

3) Mantieni l’ordine temporale delle azioni e l’ordine nella sintassi. Per esempio, si sente che non funziona la struttura in tre tempi qui, con lui che prima era aggrappato, ora assicurato allo schermo, e poi si mette a smanettare… Io scriverei qualcosa tipo “Le cinture automatiche avevano assicurato al suo sedile Leonnaro, che smanettava frenetico con lo schermo”

Lengt, la cui giacca rimaneva impeccabile e senza un piega anche stretta dalle cinture, si rivolse a Kormer alzando un sopracciglio con fare interrogativo “Cosa senti figliolo?”

Prova a togliere le preposizioni. Tipo: “Lengt, la giacca irreprensibile anche stretta dalle cinture, alzò un sopracciglio.”
Non abbiamo molte informazioni sul vestiario dei personaggi. Per esempio, prima, non sapevamo che Gerrart portava il cilindro. E se il lettore l’aveva immaginato pelato? …tienine da conto: bisogna dare le informazioni al momento giusto, perché il lettore ottura tutti i punti di indeterminatezza che lasci.

Kormer chiuse gli occhi e si concentrò “Non avverto niente, solo… solo delle scariche di energia, attorno alla nave”
“Niente di vivo?” chiese Gerrart
“Niente che io possa percepire come vivo… ma… il reticolato energetico è immenso e a forma di, di qualcosa di articolato, e lungo. Se non è qualcosa di vivo ci somiglia”
“Potrebbe essere una creatura minerale”
“Non posso sapere capitano, so solo che è immensa e con innumerevoli appendici, una buona parte stringono la Hydra”
“Ecco che succede a saltare su un pianeta senza controllarne bene la zoologia” borbottò Lengt.
Leonnato, che non aveva smesso di smanettare con lo schermo neanche un secondo, gridò preoccupato “Qualunque cosa sia ci sta portando giù!”

1) “che non aveva smesso di smanettare con lo schermo neanche un secondo”: taglierei.

2) “Preoccupato”: taglierei.
Un po’ statico, questo dialogo. Aggiungiamo qualche gesto, qualcosa di visivo, o comunque sensoriale?

“Cazzo!” Gerrart corse alla sua plancia e l’accese, premette un pulsante sul ripiano e da una piccola apertura fuoriuscì un cavetto che afferrò e avvicinò al suo polso sinistro.

“un pulsante”: sii più specifico. Tipo: premette il pulsante giallo. Una scrittura di questo tipo è più energica, trasmette di più. Si può essere fumosi e imprecisi? Come abbiamo visto all’inizio sì: nelle Lezioni Americane (Calvino – uno dei libri più istruttivi degli ultimi ottocento anni) dice che la visibilità della prosa è tanto valida quanto la sua assoluta mancanza di dati visivi (e a tal proposito cita Beckett, che certe volte evitava i dettagli visivi), ma ci devono essere buone motivazioni. Dino Buzzati, per esempio, diventa fumoso quando deve descrivere allucinazioni e sogni, appunto perché non devono essere cose chiare.

Una cannula organica prese a svilupparsi dalla pelle del suo polso, fattasi d’improvviso livida, e si protese verso il cavetto, come attirata. Gerrart infilò il cavetto nella cannula che lo avvolse e lo strinse, fissandolo.

1) “come attirata”: taglierei.

2) “fissandolo”: taglierei.

Inseritosi così nella mente di Hydrazog iniziò a impartire ordini.

Questo però puoi lasciarlo implicito, puoi renderlo dopo con una descrizione più evocativa.

Su carapace metallico della nave degli sportelli circolari s’aprirono permettendo a decine di possenti spine di metallo)corno lunghe tre metri l’una di fuoriuscire con violenza.

Con più grazia: “Sul carapace metallico gli sportelli si aprirono, e decine di spine in metallo)corno uscirono di colpo.

L’urto delle spine con la creatura fece vibrare la nave che un attimo dopo riprese a muoversi verso l’alto mentre l’assetto veniva corretto.

“mentre l’assetto veniva corretto”: lo taglierei. Non ti pare che ci siano troppe informazioni in una singola frase senza punti? Non ti pare crei un po’ di confusione, che incroci troppe informazioni con troppi sbalzi cronologici?

“Dov’è?” esclamò Gerrart
“A babordo” rispose Kormer
Gerrart si concentrò e la Hydrazog virò verso tribordo, ma la speranza che l’offensiva subita bastasse alla creatura misteriosa per desistere risultò subito vana. La Hydrazog rallentò bruscamente con uno scossone

“ma la speranza che l’offensiva subita bastasse alla creature misteriosa per desistere risultò subito vana”: a parte la sintassi intricata, io taglierei. Puoi scrivere direttamente: “tribordo, ma la nave rallentò di colpo [con uno scossone]”.

“Ci sta riprendendo e sta evitando le spine!”
“Cazzo! L’abbiamo almeno ferito questo stronzo?”
“Sì, sento dei cali d’energia in alcune appendici, non le sta più muovendo”
“Gli daremo una seconda passata allora”
Gerrart attese fino a quando la creatura non riprese a trascinare la Hydrazog in profondità, segno che aveva bene aderito alla nave, e fece fuoriuscire una seconda ondata di spine. Un lampo di dolore attraversò il suo viso.

“attraversò il suo viso”: visto che qui è Gerrart che si concentra, meglio rimanere dentro la sua testa. Per esempio, dì che gli attraversa la spina dorsale.

“Si sono spezzate, quasi tutte”
“Che abbia cambiato la propria densità? Sarebbe spaventoso se potesse fare una cosa del genere” disse Leonnato.

“disse Leonnato”: spostalo dopo “densità”. Il lettore deve tappare il buco della voce di chi parla subito, per questo io arriverei tranquillamente anche a mettere l’istanza prima della battuta, ma oggi, in effetti, non piace.

“Non è così fuori dal mondo se si tratta davvero d’una creatura minerale” commentò senza particolare emozione Lengt “dovrebbe solo possedere la capacità di alterare la durezza del minerale che usa come pelle”

“senza particolare emozione”: taglierei.
A proposito del “commentò”: avrai notato che oggi si consiglia di usare solo “disse” e “chiese”, perché sono considerate le uniche a non essere marcate, e perché non aggiungono informazioni che dovrebbero essere comunicate con la scena o con la frase stessa. Io non la penso così: è vero che se si vanno a cercare istanze davvero bizzarre si finisce per risultare ridicoli, ma un “commentò” è neutrale tanto quanto un “disse”.

La paura della Hydrazog prese a riversarsi nella mente di Gerrart come un fiume d’acqua gelida annebbiandone i pensieri ma il capitano si costrinse a mantenere il controllo.

Una proposta per il ritmo: una virgola dopo “gelida”, e un punto e virgola dopo “pensieri”.
Considera, però, che l’alterazione dello stato mentale puoi renderlo anche in altri modi, con pensieri diretti, alterando il modo in cui descrivi, e altri stilemi.

Aveva cavalcato la mente della nave centinaia di volte e riuscì anche questa volta a non farsi sovrastare dalla sua immensità, pur non avendola mai sentita così spaventata.

Questo personalmente lo toglierei: non mi pare così utile. Ma come pensiero indiretto tutto sommato potrebbe andare bene.

Calmò la nave quanto bastava per impiegarne i poteri psichici e provò a penetrare la mente della creatura che però pareva non possederla o, più probabilmente, doveva essere impenetrabile ai poteri della Hydrazog a causa della sua natura così aliena a quella biologica.

1) Dopo “psichici” metterei un punto fermo e toglierei la e.

2) Sostituirei il “che però” con una virgola e un “ma”.

3) Sposterei la virgola da dopo a prima della “o”, e toglierei la virgola dopo “probabilmente”.

4) “A causa della sua natura così aliena a quella biologica”: taglierei.

Con gesti lenti premette delle icone sullo schermo mettendosi in comunicazione diretta con la sala della Dea e, parlando lentamente per evitare che nella fretta la sua voce abbandonasse il linguaggio umano e cominciasse a frinire, disse: “Ellis… abbiamo… bisogno di… Binah. Qualcosa… ci stava attaccando… non sappiamo cosa… è mentalmente intoccabile” la sua voce uscì acuta e leggermente stridente

1) “delle icone”: più preciso: premette l’icona delle comunicazioni interne, per esempio.

2) “e, parlando lentamente per evitare che nella fretta la sua voce abbandonasse il linguaggio umano e cominciasse a frinire, disse”: io lo taglierei. Capisco che hai un tuo immaginario, con tanti particolari, però non è utile se per renderlo si fanno questi sforzi. Piuttosto, puoi renderlo scenicamente: prima potrebbe dire una parola alterata, poi rallentare.

La voce che giunse in risposta era pervasa di panico

Taglierei: rendilo direttamente con la battuta.

“Binah è allo stremo! Non ho idea di cosa stia facendo alla Hydrazog la fuori ma i danni devono essere ingenti”
“Sta cercando… di schiacciarci e… le appendici… devono essere uncinate”
Un cigolio si diffuse per la nave e si udì anche sul ponte di comando. Il carapace stava lentamente cedendo alla pressione esercitata dalla creatura. Si guardarono tutti preoccupati, ad eccezione di Lengt, imperturbabile, che riprese duramente Leonnato.

1) “che riprese duramente Leonnato”: taglierei e metterei un gesto.

2) “stava lentamente cedendo”: lo rendiamo in modo scenico? Mostrando pareti che si piegano?

“Qualsiasi cosa stia accadendo non dovresti fornirci dei dati?”
“Ah? Eh, sì. Subito” Leonnato ritorno a rivolgere l’attenzione alla plancia “fiuuuuu la pressione è di 150 tonnellate per comunque, siamo al 50% circa oltre il limite di efficienza!”

1) “cmq”: scrivi estesamente.

2) “Fiuuuuu”: le onomatopee sono uno dei pochi casi in cui significato e significante coincidono; ma è comunque meglio mantenere ordine: usa solo tre lettere ripetute.

Mentre tutti riflettevano gravemente su quanto appreso da Leonnato dallo schermo di Gerrart, che aveva lasciato aperto il collegamento audio con la sala della Dea giunsero rumori di tafferugli e voci attutite

1) “mentre tutti riflettevano gravemente su quanto appreso…”: questo punto di vista collettivo non mi piace tanto. Non è meglio renderlo in altra maniera? Li puoi far discutere, oppure descriverli tutti crucciati, qualcuno un poco tremante…

2) Dopo “Leonnato” metterei virgola.

3) “che aveva lasciato aperto il collegamento audio con la sala della Dea”: taglierei.

“Ehi, che fai qui? ehi!”
“Binah, oh, Binah…”
“Esci di qui, torna in refettorio”
“No, devo parlare col capitano… ah, ecco…”
Chiunque fosse aveva trovato il collegamento aperto su uno degli schermi della sala.
“Capitano, mi sente?”
“Jack? Che… fai lì?”
“Ho preso un respiratore e mi sono precipitato a vedere come sta Binah, ho sentito la sua sofferenza e…”
“Hai sentito… cosa?” esclamò Gerrart esterrefatto
“Neanch’io posso sentire niente di Binah. Come puoi tu sentire le sue sensazioni che non sei telepate?” intervenne Kormer
“Io… io…” balbettò Jack imbarazzato
“Tu!” la voce di Ellis era ora squillante “Sei tu la causa dei recenti picchi anomali di Binah, dei suoi improvvisi cali, delle sue disfunzioni fenomenologiche!”
“Io, semplicemente…”
“Tu l’ami e ti sei dato a lei”

Qui vale quanto già detto sulle istanze di enunciazione: cerca di renderle molto semplici, o anche sostituirle con altro.
I tuoi dialoghi vanno abbastanza bene, in realtà, ma, in generale, poi renderli più intensi ascoltando meglio come si parla normalmente, aggiungendo qualche iterazione, anche qualche errore (e ricorda che ci sono circostanze in cui puoi usare volontariamente un dialogo irreale, come ha fatto John Williams in Stoner usando, talvolta, dialoghi “mistici”). Ricorda inoltre che in genere i dialoghi fatti con frasi affermative sono più intensi di quelli che alternano domande e risposte. Ciò non toglie che anche le domande, usate nel modo giusto, possono essere intense (a tal proposito, leggi Cicerone e il suo uso delle domande accusatorie; per esempio l’incipit delle Catilinarie)

Le parole di Ellis caddero dallo schermo come macigni sugli uomini del ponte di comando riducendoli al silenzio.

 1) Dopo “comando”, virgola.

 2) “come macigni”: paragone un po’ banale, no? Troviamo di meglio?

Dopo secondi lunghi come una fuga Gerrart parlò “È… vero quello che… dice Ellis? Tu l’ami?”

Secondi lunghi come una fuga”: qui invece l’originalità del paragone è esagerata, nel senso che non è così immediato il collegamento con la fuga.
Lo scenario che si crea qui è un po’ strano: certi discorsi sull’amore rischiano di essere manierati.
Stai attento.

L’assalto del mostro rischia di essere banale, attento anche a questo. Per questi commenti sul contenuto, comunque, ti rimando al commento un po’ più esteso alla fine.

“Sì” rispose Jack con un tono misto di contrizione e sfida.
“E così ami… una dea”
“E lei ama me”
E’ l’essenza femminile di Dio pensò fra sé Gerrart ) e il pensiero echeggiò per tutta la mente di Hydrazog alleviandone leggermente la sofferenza ) deve amarti, ma lo tenne per sé e per la nave.

“alleviandone leggermente la sofferenza”: puoi renderlo, anche questo, in maniera esplicita. Per i pensieri vale quanto già detto.

“Mi spiace per te Jack… questo non ci aiuta e… fra poco… potremmo morire tutti… e Binah…”
“Binah vi salverà capitano, dopo che io avrò salvato lei”
“Cosa… pensi di… fare?”
Silenzio, poi la voce di Ellis
“Fermo! Fermo ti dico!” si sentì un rumore di colluttazione fisica, qualcuno venne sbalzato via contro qualcosa di solido, uno dei macchinari forse; dall’esclamazione di dolore che si sentì capirono ch’era Ellis

Un esempio di come si può alleggerire: “dall’esclamazione di dolore che si sentì capirono che era Ellis” diventa “dall’esclamazione di dolore si sentì che era Ellis”.

A proposito di troncamenti e altri giochi con l’apostrofo: oggi si tende a scrivere le cose per esteso. Anche se “che era” ti sembra meno sonoro di “ch’era”, comunque il lettore, leggendo mentalmente, capisce più facilmente così, e il suono lo sistema mentalmente e inconsciamente con un dittongo.

Considera comunque che esistono regole metriche che ti permettono di disporre con arte i troncamenti. Il classico esempio è “chi vuol essere milionario”, che noi leggiamo sempre “esser”.

“Ellis! Ellis!” chiamo Leonnato “Tutto bene? Che succede?”
“Mi spiace Ellis” era la voce di Jack adesso “ma è l’unico modo”
“Che stai… facendo Jack?” chiese Gerrart
“Sta cercando di raggiungere, uhhn, l’apertura” rispose Ellis che doveva essersi rialzata “la vita è sua e per quel che mi importa, urgh, può morire”

Questa parte va abbastanza bene. Però, fossi in te, mi concederei di far slittare il punto di vista prima rispetto a quanto fai dopo. Qui si rimane sempre distanti, quando le cose interessanti ora riguardano Ellis. Certo è interessante non capire bene cosa gli sta succedendo, ma credo che al lettore piacerebbe di più partecipare alla cosa.

Nel minuto successivo sul ponte di comando si sentirono solo i gemiti della Hydrazog e il cigolio e gli stridii del suo carapace martoriato dalla creatura. Gerrart provò ad aprire il canale video con la sala della Dea ma scoprì che Ellis l’aveva disabilitato.

1) “nel minuto successivo”: qui taglierei, perché la scena ha già un suo tempo che scorre.

2) “provò ad aprire… disabilitato”: puoi renderlo più visivamente: mostrarlo che preme il pulsante, ma appare un messaggio.
La creatura viene citata ora, ma è uscita un po’ di scena. Non credi sarebbe il caso di descrivere più spesso gli effetti del suo lavoro di martorizzazione?

“È meglio non vediate quando accadrà”
Ellis chiuse anche il collegamento audio, spense la plancia di servizio dopo aver bloccato la porta della stanza e si voltò a guardare.

“dopo aver bloccato la porta”: mantieni l’ordine degli eventi: descrivila che blocca la porta quando effettivamente lo fa, non dopo.

Jack si stava arrampicando sulla rete organica che reggeva la sfera di Binah, il volto appena distinguibile della dea lo seguiva e una dozzina di tentacoli e di ali strusciavano sul vetro come a volerne carezzare o sostenere il corpo. Dopo un paio di minuti che sembrarono a Ellis eterni Jack giunse in cima alla sfera e armeggiò coi sigilli che bloccavano la sezione di sfera, larga un metro e mezzo, che fungeva da coperchio della stessa.

1) “dopo un paio di minuti”: e per tutto il tempo cosa fa Ellis? Un paio di minuti è tanto, eh! Molti uomini a letto durano di meno! Io mi limiterei a togliere l’indicazione temporale: ci metterà il tempo che ci metterà.

2) “che sembrarono a Ellis eterni”: taglierei.

Una volta svitati i dadi dell’ultimo sigillo il coperchio si alzò da solo, sospinto dalla luce di Binah come una vela dal vento.
Ellis socchiuse gli occhi mentre la luce che scaturiva dalla sfera avvolgeva Jack in un’aura dorata e liquida. Questi si lasciò cadere all’interno, allungando le braccia e il volto verso Binah con un’espressione d’urgenza in volto trasfigurata dalla forte luce. Le molteplici ali e tentacoli di Binah accorsero a lui rallentandolo e sostenendolo, pur senza toccarlo direttamente.

1) “rallentandolo e sostenendolo”: lascerei solo “rallentandolo”: mi pare una endiadi.

2) “pur senza toccarlo direttamente”: taglierei.

3) “Questi”: meglio ripetere Jack, dà un’impressione troppo accademica così.

4) “espressione d’urgenza in volto”: via “in volto”, sia perché è chiaro, sia perché è una ripetizione.

A proposito della “espressione d’urgenza”: forse si potrebbe rendere meglio, ma le espressioni sono talmente complesse da descrivere che la narrativa non può semplicemente farlo. Quindi consiglio di lasciare così.

Il volto della dea seguiva l’amato, lo sguardo fisso nel suo. Jack continuò a precipitare, lentamente, gli arti quasi immoti come fosse sospeso nel nulla. Quando i loro volti furono vicini le labbra di Jack trovarono quelle di Binah.

L’aspetto di Binah non è molto chiaro, però credo sia meglio lasciarlo come punto di indeterminatezza, così.

1) “precipitare, lentamente”: potrebbe esserci dell’arte qui, perché è interessante il fatto che “precipitare” abbia un tratto di rapidità, e poi gli si faccia seguire “lentamente”. Pensaci bene: vuoi rendere, con questo, l’idea del rallentamento? Funziona; ma se invece va sempre lento uguale, puoi dire semplicemente “cadeva”, “cadeva piano”, “scendeva come un fiocco di neve”…

2) “quasi immoti”: il “quasi” non mi piace mai, distrugge sempre la forza della frase. Io lo toglierei.

3) “come fosse sospeso nel nulla”: ma lo è, no? Se sì, togli il come.

Furono le prime parti dei rispettivi corpi a toccarsi e in quell’istante la caduta di
Jack si arrestò, rimase immobile, come congelato nel ghiaccio, mentre le ali e i tentacoli di Binah l’avvolgevano partendo dai piedi e ridiscendendo lungo il corpo. Il volto, gli occhi chiusi, l’espressione di somma beatitudine, fu l’ultima cosa che Ellis vide spuntare da un bozzolo di luce prima che questo si chiudesse sull’uomo per poi esplodere.

Qui hai scritto bene. Non parlo della tecnica in sé, parlo proprio dell’effetto. L’effetto è causato dalla tecnica (del contenuto, della forma). Se l’effetto è buono, la tecnica è buona: è apodittico, e non può essere diversamente. Ciò non toglie che anche l’effetto buono può essere migliorabile:

1) “per poi esplodere”: troppa leggerezza. Prova a vedere come viene mettendo un punto fermo dopo “uomo”. Non descrivere l’esplosione, altrimenti lo slittamento del punto di vista non funziona più.

2) “ridiscendendo”: casomai risalendo, se parte dei piedi.

3) “mentre”: si può sostituire con una “e”.

4) “congelato nel ghiaccio”: vuoi togliere “nel ghiaccio”? Oppure puoi trovare un paragone più originale?

“MMMMMHHHAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHH!!!!” Gerrart e la Hydrazog proruppero assieme in un altissimo grido e mentre l’alternave tremava tutta il capitano s’accascio di lato, sorretto dalle cinture.

Questo è un altro modo per cambiare punto di vista senza problemi: il momento dell’esplosione sancisce la fine della scena. Spesso i manuali in questo sono poco chiari, perché fanno sembrare che il capitolo intero sia una scena. In realtà le scene sono davvero di poche righe: una scena inizia con una semi-causa (cioè non l’evento scatenante, ma una causa minore creata dalle azioni di un personaggio, o un effetto collaterale della scatenante) e finisce con un effetto, e all’interno di un romanzo ci sono milioni di semi-cause. Nello specifico, l’inizio di questa scena è l’arrivo di Jack, e l’esplosione la sua conclusione.
Proverei così: “…grido. L’alternave tremava tutta, il capitano si accasciò di lato, la mente di tutti…”, e ti colleghi.
Per l’onomatopea vale quanto già detto: lettere ripetute solo tre volte. E parsimonia.

Le menti di tutti i membri dell’equipaggio vennero attraversate da un fuoco intenso d’amore feroce: l’amore che può portare una lepre femmina a uccidere un lupo per salvare i suoi cuccioli, l’amore che può portare una donna a distruggere il mondo perché si è preso la vita dell’amato, ma nessuna mente ne fu attraversata con la forza con cui furono trafitte quelle di Ellis, Gerrart e la Hydrazog.

Qui troppa retorica sull’amore: ormai con Hollywood la nostra gente ne ha le scatole piene.  Quindi toglierei un po’ di quei discorsi sulle lepri e le donne che devastano il mondo…

Quando il dolore abbandonò la mente di Kormer questi fece appena in tempo a sentire l’energia abbandonare, per sempre ci avrebbe scommesso, il corpo della creatura che stava assalendo la nave prima che il cambio di spazio tempo confondesse la sua mente. Qualsiasi cosa fosse successa nella Sala della Dea aveva funzionato: avevano appena compiuto un salto.

Un inizio più elegante: “quando il dolore abbandonò la sua mente, Kormer fece appena in tempo a sentire l’energia abbandonare (per sempre, ci avrebbe scommesso) il corpo della creatura che stava assalendo la nave. Qualsiasi cosa fosse successa…”.

Kormer e Leonnato si precipitarono a controllare Gerrart. “È solo svenuto!” li fermò Lengt “Ma se lui è così chissà Ellis, correte alla sala della Dea, a cap ci penso io”.

Dopo “Ellis” due punti.

Leonnato e Kormer, quando finalmente riuscirono a forzare la porta, scoprirono che nella sala della Dea erano rimaste solo Ellis, svenuta accanto a un terminale dati, e Binah, che galleggiava, in forma d’uovo di luce, nel centro della sfera il cui coperchio era di nuovo chiuso e sigillato: di Jack non v’era traccia.

1) Anche qui, con più eleganza: “Leonnato e Kormer dovettero forzare la porta. Nella sala della Dea erano rimaste…”

2) “il cui” si può tagliare, e così scrivi: “…sfera, il coperchio di nuovo sigillato. Di Jack non v’era traccia.”

Un mese dopo Ellis, che s’era svegliata dal coma tre giorni prima, venne accompagnata, ma sarebbe meglio dire sorretta, da Illiban, uno dei biochimici della nave, fino alla sala dei concili dove Gerrart, che s’era ripreso prima e aveva voluto attenderla, si preparava a celebrare la cerimonia funebre per Jack di fronte a tutto l’equipaggio.

 Una frase Proustiana! Un po’ più di paratassi? Tipo, puoi mettere un punto fermo dopo “concili”. E poi parte la frase su Gerrart.

“Cari fratelli, e sorelle” proruppe Gerrart con tono solenne dal palco del capitano appena Ellis fu entrata nell’ampia sala “siamo qui riuniti per dare voce ai pensieri di cordoglio che in questo mese di fermo hanno agitato le nostre menti. La vicenda che ha portato alla scomparsa di Jack è ormai nota a tutti voi e il salto che lui ha reso possibile, e che ci ha salvato la vita, ci ha condotti a uno degli infiniti Paradisi dei Marinai” Gerrart si riferiva al lussureggiante pianeta cui Binah li aveva condotti: una distesa infinita di incantevoli foreste, freschi ruscelli e limpidi laghi e mari “che è proprio dove Jack diceva sovente di voler condurre la sua oltre)esistenza. Purtroppo così non sarà. Non è possibile sapere che destino ha incontrato Jack dopo essersi sacrificato per la Dea, ciò va al di là delle nostre conoscenze teologiche e metafisiche, che certo sono superiori a quelle di molti popoli nella quasi totalità degli universi, possiamo solo essergli eternamente grati perché, come altri prima di lui, ha messo la propria vita in gioco per il bene di tutti noi ma, al contrario di molti prima di lui, ha dato per noi più del corpo, più della vita. Noi non avremo la consolazione di sapere che il suo genotipo vive ancora fra noi nei meandri di Hydrazog, copia della sua anima non abiterà i recessi della mente della nostra nave e, dovunque egli sia andato, non sarà possibile recuperarlo alla morte, no, neanche per noi cui nessuna porta del creato è preclusa, dalla prima all’ultima”
Nessuno l’avrebbe detto un grande discorso funebre, e come tutti i discorsi importanti di Gerrart era forse troppo pomposo e girava troppo a vuoto, ma il pensiero che niente sarebbe rimasto del povero Jack bastò a sortire l’effetto del più bel sermone e tutto l’equipaggio della nave, in tutto 78 donne e uomini abituati a ridere del Fato e d’ogni autorità, compresa la Morte, presero a piangere la scomparsa del loro amato Comandante delle Truppe d’Assalto.

Il discorso è effettivamente comico, manierato. È un po’ strano. Forse quello che dici dopo, “troppo pomposo e girava troppo a vuoto”, serve a giustificare. Però ti posso essere d’aiuto: la Crusca sul suo sito ha pubblicato una analisi dell’italiano usato in chiesa. È un ottimo modo per mimare quel linguaggio. Anche leggere gli oratori può essere utile, soprattutto un maestro di stile religioso come Newman, oltre alle meravigliose orazioni religiose della terza parte de Un Ritratto dell’Artista da Giovane (Joyce). In genere, esagera con l’ipotassi e l’aggettivazione marcata.

1) Più i soliti discorsi sull’istanza di enunciazione…

2) Dopo “sermone” virgola.

3) “in tutto 78…”: taglia, lascia solo “uomini e donne abituati a ridere del fato”.

Le Truppe stesse poi, fra tutti i membri dell’equipaggio i più forti e cinici, erano quelli che piangevano più di tutti. Unici a non piangere erano il vicecomandante delle Truppe d’Assalto Leif, i cui condotti lacrimali – la loro esistenza più esattamente ) erano da tempo oggetto di scommessa fra l’equipaggio, e Lengt, imperturbabile accanto al capitano nella sua impeccabile tenuta da lutto: un abito nero d’alta sartoria.

Qui fai un giochetto interessante: prima aggiungi la battuta sui condotti lacrimali di Leif, poi ti concentri su un particolare inutile e completamente estraneo alla vicenda, come l’abito. Questo genera un effetto fortemente comico. È questo che vuoi?

Sì avvicinò a Gerrart, che s’era fermato di fronte al pianto dei suoi uomini per unirvisi, e gli passò una lettera.

Chi è il soggetto?

Gerrart si ricompose, aggiustò nervosamente il cilindro sulla testa, piegando la piuma cangiante infilata nella fascetta, e riprese a parlare.

Più sintetico: “Gerrart si diede una scrollata, aggiustò la piuma cangiante del suo cilindro, e riprese:”

“Queste sono le ultime volontà di Jack. Non potendo fargli un funerale come si deve per una volta soprassiederò alle regole e le leggerò in pubblico”. Queste parole ebbero poco effetto sull’equipaggio e la sua tristezza ma gli prestarono comunque orecchio.

Taglierei tutta l’ultima frase.

Gerrart estrasse uno dei suoi pugnali, lo usò per aprire la busta e prese a scorrere le righe per cercare l’impostazione giusta ma non iniziò a leggere.

1) Non serve descrivere ogni singola azione: puoi anche tagliare le intermedie. Per esempio: “Gerrart aprì la busta con il pugnale e prese a scorrere le righe…”. Non serve dire che estrae il pugnale, che lo usa per aprire la busta, che lo mette nella fodera, che riprende la busta, che la allarga ed estrae il foglio… tu lo immagini così, naturalmente, ma non possiamo descrivere ogni minuzia.

2) Dopo “giusta”, virgola.

Scorse tutto il singolo foglio fino alla fine, poi lo rilesse, con maggior concentrazione, mentre un sorriso gli fioriva sul volto. A vedere questo cambiamento nell’espressione del loro capitano l’equipaggio si fece più curioso e, mentre Gerrart si apprestava a leggerlo una terza volta, voltando addirittura, per l’eccitazione, le spalle al pubblico uno dei cuochi esclamò “E allora? Che dice?”

 Un po’ meccanicistica.
Qui usi un punto di vista molto variabile. Prima guardi Gerrart come fossi il pubblico (e ci dici che è curioso perché non sa ciò che sta leggendo), poi entri in Gerrart (“per l’eccitazione”), ma non dici ciò che legge. È legittimo? Certo, ma non so se qui sia la scelta migliore: meglio rimanere distanti da tutti, immergersi in un personaggio solo, o mantenere l’alternanza così?

La differenza è questa: che il punto di vista immerso in un personaggio crea emozione tramite la condizione di questo personaggio, mentre l’onnisciente la crea tramite la vicenda globale. Per esempio, immagina una partita a scacchi: il mantenere un punto di vista fisso permette di trasmettere la condizione del singolo giocatore, che non sa che farà l’altro, che non sa cosa aspettarsi – emozione non trasmettibile in altra maniera – ; mentre cambiare punto di vista di continuo permette di conoscere la battaglia mentale tra i due, tipo Death Note, e questo crea una emozione diversa, non legata alla condizione dei personaggi, ma altro.

Io qui mi manterrei distante, personalmente. Quindi taglierei “si fece più curioso” (e scrivi magari che qualcuno si alza, si sporge, che iniziano a rumoreggiare). “si apprestava a leggerlo una terza volta” e “per l’eccitazione” (dì solo che dà le spalle).

Gerrart si voltò verso di loro con un ghigno di enorme soddisfazione “Niente, non lascia proprio niente!” rispose per poi mettersi a ridere. Da un capo all’altro della sala presero a levarsi brusii e domande.

“rispose per poi mettersi a ridere”: meglio solo “e si mise a ridere”.

“Lascia tutto a se stesso!” esclamò ancora Gerrart prima di rimettersi a ridere, stavolta più forte.

Vale quanto detto sopra.

L’equipaggio era sconcertato ma qui e lì qualcuno cominciò a intuire e condivise l’ipotesi con le persone accanto a lui. In breve in tutta la sala tutti si domandarono se… e Gerrart rispose ai loro dubbi interrompendo d’improvviso il riso ed esclamando, a voce squillante, “Jack ha lasciato le coordinate per un sostituto!”

1) “tutti si domandarono se”: un punto di vista collettivo. Taglierei, e prenderei subito con “Gerrart rispose…”.

2) Che fine ha fatto Ellis? Se la scena si apre con lei, bisognerebbe seguirla un po’ di più…
La ciurma mi piace: chiaramente non si conoscono ancora bene i personaggi, ma si capisce che hai una idea caratteriale per ognuno, e va bene. Il climax dello scontro va un po’ aggiustato (c’è un punto in cui il mostro scompare e non se ne sa più nulla). L’apparizione del mostro improvvisa ma che all’inizio pare un problema minore è ok. La vicenda in sé finisce per essere un po’ banale: un assalto di un mostro come se ne sono già visti tanti, il potere dell’amore che vince come sempre… Manca forse un po’ l’idea dello “scontro finale”: era meglio se il sacrificio di Jack si fosse limitato a indebolire il mostro, e ciò fosse seguito uno scontro interstellare in stile Captain Harlock, per dare una giusta conclusione al tutto. Uno dei problemi principali è che di Jack non sappiamo nulla: non proviamo pietà per lui, non conosciamo i suoi sentimenti, non riusciamo a capire perché ami la dea, né in che modo la ami. Hai la possibilità di descrivere amori molto particolari (prendi per esempio Milton. Milton fonde l’amore divino e quello carnale, tanto che dice che anche gli angeli si accoppiano, anche se in modo diverso dagli umani. Questo lo ritrovi anche in Bernini, nelle sue sculture così terrene). Così invece non si prova vera empatia per Jack, non ci si dispiace per lui. Per assurdo il personaggio verso cui si ha più empatia è Ellis. In somma, bisognerebbe allungare, e regalare molte scene intermedie a Jack: mostrare il suo carattere, il suo rapporto con gli altri personaggi, e soprattutto con la dea.

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