Editing: Distruggete Israele

Distruggete Israele di Vito Introna

 

Editore: Cavinato (Editato nell’aprile 2015).

***

– Sei impazzito?

Lo guardò fisso, sorpreso da quella risposta stizzita.

1) Perché non “lo fissò”?

2) Sto pensando alla possibilità di mettere “lo fissò sorpreso”: è banale, ma quel “sorpreso dalla sua risposta stizzita” mi sembra una specificazione inutile.

3) Naturalmente puoi sostituire “sorpreso” con un particolare visivo che trasmette lo stupore (per dire, gli occhi sgranati – ma se lo vuoi fare, troverai qualcosa di più originale).

– Dico sei impazzito? Cosa vuoi manifestare? Ma lo sai che se ci permettiamo di alzare un dito già domani saremo tutti a spasso?

– Alex, abbiamo prove schiaccianti. L’opinione pubblica non potrà restare indifferente, un po’ di coraggio, dai!

Alex si alzò a fatica, disincastrò il suo metro e novanta per centoventi chili dalla scrivania di formica e sporse il viso verso di lui.

 1) “a fatica”: è una piccolezza, ma ti segnalo, giusto per completezza, che volendo puoi sostituirlo con qualcosa di più scenico e intenso; anche perché così non si capisce esattamente cosa tu intenda con “a fatica”: sente dolore e geme? Aveva incrociato le gambe e, essendo la tavola troppo bassa, deve aiutarsi con le mani per disincastrarle? Vedi tu.

2) Il termine “disincastrò”, lì, è bello: rende bene la tortuosità dell’operazione.

– Josè, tu hai sprecato troppe ore a rincoglionirti su free internet. Qui nessuno muove un passo. Nessuno mette a rischio i suoi status in cambio di niente. Tu cosa offri?

– La verità, la giustizia.

Alex scoppiò a ridere di un’ilarità falsa e forzata.

1) “falsa e forzata” mi pare una endiadi. È una figura retorica legittima: ma, secondo te, serve, comunica?

2) Essendo l’ilarità implicita, puoi comunque mantenere gli aggettivi in vece degli avverbi, del tipo “Alex scoppiò a ridere falso e forzato”; o puoi anche limitarti alla oggettiva risata. Ma vedi tu come ti piace di più.

– Migliaia di bambini sono morti, tanti altri ne moriranno. Perché non ti metti una mano sulla coscienza?

A quel punto Alex smise di ridere e tornò a sedersi. Accese un vaporizzatore di tabacco, dal quale  subito si sollevò una nube dallo sgradevole odore dolciastro.

1)  “A quel punto”, “subito”: sono indicatori temporali. Considerando che la scena ha di suo un flusso temporale, spesso si consiglia di ometterli. Io credo che in alcuni casi possono essere comunicativi, ma in questo sono effettivamente superflui.

2)  “smise di ridere”: volendo può essere lasciato implicito, nel senso che se scrivi “Alex tornò a sedersi” (e al limite puoi aggiungere anche un “serio”) è chiaro che ha smesso.

3)  “sgradevole odore dolciastro”: non ti pare che “dolciastro” abbia già dentro di sé il tratto di “sgradevole”? E se sostituiamo “odore” con “olezzo” o simili?

4) Ora, cosa succede se applichiamo tutti e tre i punti sopra? Che otteniamo una frase spezzettata, scattosa, telegrafica. Ci sono autori che scrivono così, e ad alcuni piace. Io invece, che ho la passione per le frasi prustiane, farei effettivamente fatica a leggerlo: questo per dirti, in somma, di fare attenzione anche al lato sonoro, armonico, della frase: se “a quel punto” a me pare superfluo, ma senza la frase diventa semplicemente sgradevole e non trovi di meglio, lascialo.

– Alex, sei un caso clinico. Il ministero ti ha mandato a lavorare da noi perché appartieni a una categoria protetta e come vedi ti è stato dato un lavoro, una paga, un alloggio e perfino la tessera annonaria. Milioni di orfani di guerra invece sono già a combattere o a lavorare sparsi per l’Oriente. Dovresti essere riconoscente alla Ue che ti ha permesso di vivere da uomo libero e indipendente. Invece cosa fai? Speculi su fantomatici crimini di guerra perché un cretino di giornalista posta quattro foto del cazzo sul suo blog? Lo sai che se qualcuno ti denunciasse per te sarebbe finita?

Il ragazzo, tozzo e corpulento, chinò la testa.

1) Una virgola dopo “protetta”? (usare virgola e congiunzione assieme è accettato oggi: la punteggiatura infatti non ha solo scopo grammaticale ma anche ritmico e retorico)

2) Chi è il ragazzo tozzo e corpulento?

– Diffondere notizie false e tendenziose è un grave reato – riprese l’altro – e se anche evitassi il carcere mi costringeresti a licenziarti in tronco. Fuori di qui – e indicò con un gesto plateale la finestra sbarrata – non avresti scelta: o arruolarti nella milizia di pace, o andare ogni mattina all’alba in piazza ad aspettare i Fratelli. Anche se non sei bello – e lo squadrò con strafottenza – potresti piacere a qualcuno. Magari come cibo.

1) “riprese l’altro”: spesso le istanze di enunciazione di questo tipo sono inutili. A volte garantiscono un buon ritmo, quindi è bene lasciare una interruzione in quel punto; ma sono comunque sostituibili con qualcosa di più “scenico”, un movimento del personaggio. Lì, in quel punto, personalmente, la toglierei.

2) Bene il gesto: abbonda pure di queste cose nei dialoghi, per quanto io apprezzi anche il dialogo “epico”, con il discorso kilometrico senza interruzioni. Buono anche il “fuori di qui”: il “fuori da qui” sarebbe stato letto in modo violento.

3) “gesto plateale”: cioè? Lo indica col palmo rivolto verso l’alto, come presentasse una celebrità? Oppure indica con il pollice sopra la spalla?

4) “squadrò con strafottenza”: non ho capito in che modo lo squadra, e come si fa a capire che lo fa “con strafottenza”. Lo guarda dalla testa ai piedi? Lo indica con la mano come a dire “ma guardati”?

– Ma che dici? I Fratelli sono responsabili del sostegno agli indigenti, lo dice anche l’ultima versione del Patto Sociale e…

– Devo dire che all’orfanotrofio hai studiato tanto e bene. Del resto se hai conseguito il massimo dei voti… però nessuno ti ha spiegato i fondamentali della vita la vita reale. Patti, trattati e accordi valgono se li si vuole applicare e solo per chi si ritiene di tutelare. Tu sei un orfano, figlio di profughi, nullatenente e non ammesso all’università. Mi spiace ma tutte la cazzate di Strasburgo devi dimenticartele; per te non valgono, non esistono e non esisteranno mai.

1) Qui usi i punti di sospensione due volte con due scopi diversi: prima è una interruzione, poi un abbassamento di tono. Forse è meglio sostituire i primi puntini con un tratto breve (che di norma è usato per indicare l’interruzione brusca, e che si distingue dal tratto lungo usato per i dialoghi), oppure puoi sostituire i secondi puntini con un punto fermo, ché secondo me non cambia.

– Ma questo articolo – e gli porse un piccolo palmare a led, dono dell’orfanotrofio per il diploma – è di Valerio Di Mingo, un mio compagno di classe in servizio nella Retta Congrega. Lui vive a Gaza da un anno e scrive e fotografa ciò che vede. Figurati che per pubblicare questi materiali deve aspettare che cessi il coprifuoco, superare tre checkpoint  ebraici e farsi due ore di fila davanti a un’internet room. Tutta questa fatica per pubblicare cazzate?

1) “dono dell’orfanotrofio per il diploma”: sono in dubbio: in teoria è un “infodump”, perché è una informazione fuori contesto; dall’altro, aggiunge una vena patetica che mi piace. Dipende dal tuo scopo: in quali altri modi riesci a rendere quella pateticità?

2)  Anche “piccolo” teoricamente è superfluo, ma nella pratica sminuisce il palmare, giusto per non far capire che è un gran attrezzo all’avanguardia: ecco perché questo lo lascerei.

– Che ne so? Chi lo conosce il tuo amico? So soltanto che se i suoi capi della Retta Congrega lo scoprono, lo daranno in pasto agli israeliani. Non vorrei essere al suo posto.

Un sordo boato, seguito  dal suono di una sirena interruppe l’infervoratissimo Alex. Josè ne approfittò e, dopo un paio di tocchi sul display, ingrandì una foto che ritraeva due cadaveri di bambini dalla pelle scura sezionati su un tavolaccio da macelleria.

1) Una virgola dopo “sirena”.

2) “infervoratissimo”: dal punto di vista informativo, questo dovrebbe trasparire direttamente dal dialogo sopra. Dal punto di vista del tono, invece, aggiunge una venatura ironica. Vuoi mantenerla?

3) Quel “ne approfittò”: vuoi usare sempre il narratore onnisciente? (va benissimo eh: non sono fissato col punto di vista limitato a tutti i costi). Poi ci sarebbe anche quel “dopo” che altera il normale flusso temporale, e non mi piace più di tanto. Si può evitare con qualcosa tipo: “Josè diede un paio di tocchi sul display e ingrandì una foto…”

– Guarda Alex. Secondo te questo è un fotomontaggio? Espiantano gli organi dai bambini ancora vivi, guarda la precisione dei tagli, quanto poco sangue  sul legno…

1) Doppio spazio dopo sangue. Di solito non le segno queste cose, ma non vorrei ti sfuggisse. Per sicurezza, fai “sostituisci”, e metti sul trova il doppio spazio, e su sostituisci lo spazio singolo.

– Basta! Non me ne fotte un cazzo, hai capito? Qui devi lavorare, non cazzeggiare. Gli ebrei si facciano pure le loro autopsie e se vivono più a lungo grazie a quelle merde arabe… tanto meglio! Ogni arabo morto è un problema di meno.

1) Virgola dopo “autopsie”?

Josè si ritrasse soverchiato dalla mole di Alex, che gli indicò la porta.

1)  “soverchiato” mi pare troppo marcato: non “sovrastato”?

– Ti avevo detto di scrivermi una relazione sulla campagna di razionamento dell’energia elettrica. Ricorda che la colpa dei disservizi va attribuita ai terroristi, non specificare di che sigla. Il governo in ogni caso è riuscito a contenere l’ondata di attentati e la gente ha fiducia. Scrivi così e non provare a fare di testa tua o andrai anche tu a Gaza. Con una divisa marrone a fare lo sminatore.

1) Altre due possibilità: “anche tu a Gaza, con una divisa marrone. A fare lo sminatore.”; “anche tu a Gaza. Con una divisa marrone. A fare lo sminatore.” (o “a sminare”. O anche solo “sminatore”)

Josè tornò nell’open space e si sedette dietro la video)macchina da scrivere. Il Ministero erogava cospicui fondi alla rivista World brothers ma a quanto cianciava Alex non bastavano per rammodernare i cespiti. In realtà, lo dicevano tutti a bassa voce, non volevano che il personale si connettesse alla rete libera dalle postazioni di lavoro.

1)  La virgola dopo “voce”: perché non sostituirla con due punti?

Le macchine da scrivere a video, un prototipo Olivetti di sessant’anni prima ripescato in tutta fretta, costavano anche più di un comune laptop, ma erano state concepite in un’era antecedente alla rete, un tempo non lontanissimo in cui l’interazione fra gli uomini era fisica, diretta, limitata. In quei tempi, si sapeva, i governi riuscivano facilmente a far credere quel che volevano ai sudditi, al punto che questi ultimi conservavano un’illusione di libertà, autodefinendosi Cittadini.

Formalmente nel 2046 erano ancora tutti cittadini, ma delle libertà fondamentali rimaneva solo uno scialbo ricordo negli ultrasettantenni.

Scrisse il pezzo svogliatamente, represse l’istinto di inserire frasi bivalenti e toni dubitativi, digitò RUN e attese che la schermata a cristalli liquidi si foto)imprimesse su carta.

Consegnò il pezzo ad Alex, che grugnì senza sollevare gli occhi dalla prova di stampa, prese la giacca di pile blu residuo del corredo da convittore e uscì.

1)  È José che prende la giacca? Ho avuto un attimo di dubbio: quel “che grugnì…” prova a metterlo tra trattini brevi, o parentesi.

2) “grugnì senza sollevare gli occhi dalla prova di stampa”: in genere, le frasi affermative e positive sono più piacevoli, secondo me. Nello specifico, confronta questa con “grugnì tenendo gli occhi fissi sulla prova di stampa”, oppure, con fare più moderno “grugnì, gli occhi fissi sulla prova di stampa” (ma quest’ultima possibilità, che oggi va tanto, a me non piace…): vedi quello che preferisci tu.

Erano le sei del pomeriggio, il Sole era quasi tramontato ma non faceva freddo.

1) Se proprio vogliamo, possiamo applicare lo stesso principio anche qui: “non faceva freddo”, quindi “faceva caldo”, oppure “la temperatura era ancora piacevole”. Ma qui “non faceva freddo” va comunque benissimo: diventa questione di gusto.

Anche quell’anno l’inverno stava tardando, a fine ottobre poteva circolare con la giacca sbottonata senza problemi.

1) Credo manchi il “si” prima di “poteva”

2) Prova a sostituire la virgola con due punti.

In strada al solito poca gente, eccettuato il bazar della Fratellanza, stracolmo di clienti. I pochi negozi aperti erano deserti e gli esercenti fissavano sconsolati i marciapiedi.

1) Io metterei una virgola anche dopo “deserti”: mi pare buono rallentare il ritmo là.

2) Quell’uso di “al solito” non è proprio comune: perché non il classico “in strada, come al solito…”?

Mentre si affrettava verso le Case sole, nome affibbiato agli alloggi per single senza famiglia, notò uno strano movimento nell’ombra dietro due cassonetti dei rifiuti.

1) Credo che “dei rifiuti” si possa omettere: è la prima cosa a cui uno pensa.

2) “notò uno strano movimento nell’ombra…”: “notò” è un verbo di percezione (come vide, sentì, percepì…): sono verbi che in genere si consiglia di omettere, perché la frase non cambia senso. Inoltre se li togli avvicini il lettore al personaggio (perché citi direttamente ciò che si percepisce, non metti più un filtro). Se però non usi una terza persona immersa, ma il narratore onnisciente, ci sono punti in cui non puoi toglierli: questo è un esempio. Puoi però cambiare il giro di frase, tipo: “si bloccò: qualcosa si era mosso dietro i due cassonetti…”

3) “strano movimento”: l’aggettivo “strano” non mi piace mai perché non capisco cosa sia lo “strano”: non a caso nel mio esempio ho messo “qualcosa si era mosso”… ma vedi tu se vale la pena cambiare il giro, o tenere strano: tanto devi comunicare qualcosa di vago per forza.

4) “strano movimento nell’ombra”: mi pare cliché… e mi chiedo anche se serva quel “nell’ombra”.

5) “nome affibbiato agli alloggi per single senza famiglia”: anche questo è un “infodump”, perché potresti esprimerlo in altro modo, all’interno di una scena, in vece di esporlo. Però ha senso creare una scena solo per spiegarlo? O modificare una scena solo per inserire la spiegazione? Se vuoi usare l’onnisciente, tanto vale sfruttarne le capacità espressive e ritmiche.

Qualcuno forse stava rufolando in cerca di cibo, doveva trattarsi di un temerario visto che la polizia non tollerava la pratica e in genere arrestava e malmenava i poveracci colti in flagrante.

1) Qualche proposta per il ritmo: “Forse qualcuno stava rufolando in cerca di cibo. Doveva trattarsi di un temerario, visto che la polizia non tollerava la pratica, e in genere arrestava e malmenava i poveracci colti in flagrante.”

2) Il pensiero può sembrare affettato, ma va bene: non ha senso mostrarlo ora in una scena, e così fai sentire meglio il perché “tira dritto”.

Tirò dritto e svoltò l’angolo, ma dopo un paio di passi un botto improvviso lo fece sobbalzare.

Un attentato!

1)  “un attentato!” è indiretto libero, quindi non più onnisciente ma terza immersa. Tienine conto e agisci di conseguenza.

2) “botto improvviso”: Elmore Leonard sconsiglia l’uso di “improvvisamente” per il semplice motivo che nel momento in cui lo dici non è più improvviso. Anche se non usi l’avverbio, la logica è la stessa. Ciò non toglie che io non sono d’accordo con Leonard: l’”improvvisamente” può creare aspettativa; ma quell’”improvviso” là lo sento come inutile.

3)  Si sente poco, questo botto. Possiamo provare qualche artificio in più, e inserire qualche particolare; tipo: “Tirò dritto e svoltò l’angolo. Un botto gli squarciò i timpani, e un tremito attraversò l’asfalto; un’onda calda gli carezzò il viso“ naturalmente se non è abbastanza forte da perforargli i timpani non ha importanza: non è quello il senso, è solo retorica. Nota che per far sembrare improvviso il botto l’ho inserito senza preparare il lettore: può piacere come non piacere, e a me NON piace; però è funzionale (se non ti piace proprio e ci metti un “improvvisamente” va bene lo stesso comunque).

Le sirene della polizia e della Milizia di Pace suonarono immediatamente e almeno quattro pattuglie circondarono l’isolato. Josè, appiattitosi contro il muro, venne fermato e interrogato.

1)  “immediatamente”: vale lo stesso discorso di “improvviso”.

2)  Forme come “appiattitosi contro il muro” qui vanno bene perché siamo in una transazione.

“Gli spianarono contro una lunga canna metallica e un raggio verdastro passò rapido sulle sue mani, dopo di che due agenti di polizia diedero un’occhiata al display del fucile fotonico e lo lasciarono andare.”

1)  “dopo di che”: queste precisazioni temporali non mi piacciono molto; ma il non metterle rende la frase scattosa. Già un “quindi” lo sentirei meglio. Si può anche mettere un punto e virgola: vai a tuo gusto.

2)  “rapido”: si può omettere.

3)  “sue”: si può omettere.

4)  “di polizia”: si può omettere.

La caccia all’attentatore ricominciò, mentre lui, ancora sconvolto, arrancava verso l’alloggio.

1) “ancora sconvolto”: non mi sembrava sconvolto, prima: trasmetti meglio l’emozione.

2) “arrancava”: questo imperfetto va messo in relazione al remoto “ricominciò”: quello che stai dicendo, in sostanza, è che l’istante in cui la caccia ricomincia è all’interno di un lasso temporale in cui José arranca verso casa. Per questo io preferirei lì il remoto “arrancò”.

3)  Quanto detto sopra si ricollega al “mentre”: è sempre un qualcosa che altera lo scorrere del tempo. Va bene, questo; però puoi mettere anche “e”.

Digitò la sequenza di entrata e all’apertura della porta fu accolto dal solito puzzo di acido muriatico ed escrementi. Le fogne erano ancora intasate e la vasca di decantazione si stava riempiendo, come al solito. Cenare con quella puzza tutt’intorno era molto triste, ma non aveva alternative: lo stato gli concedeva un cubicolo di tre metri per tre completo di bagno alla turca, doccino, cucina scalda cibi e branda componibile. Rifiutare quella sistemazione avrebbe significato dormire in piazza fra i disoccupati, sperando nella bontà dei Fratelli…

1) “cenare con quella puzza…”: sono informazioni che sento “fuori luogo”: sono cose che il personaggio sa già, e che interrompono la scena. In teoria va tutto bene perché il personaggio può pensarle naturalmente (e nessuno si stupisce se sono cose dette dal narratore): ma sono informazioni utili, lì? Vale la pena interrompere la scena?

Rassegnato aprì due scatole di purea di patate e manzo in umido e le versò in una pirofila di zinco, aggiunse acqua del rubinetto dall’inconfondibile sapore ramato e infilò il tutto nel fornetto ionico.

1)  Il rubinetto ha un sapore ramato? O l’acqua? (certo, il lettore capisce comunque; ma perché questa ambiguità?)

2) “rassegnato”: ci sta, ma io rimarrei nella scena con qualcosa tipo “si diresse in cucina”.

Consumò la frugale cena in silenzio, il palmare nel seminterrato non riceveva e lui non aveva voglia di pucciarsi sotto il finestrino per agganciare la rete.
Accese il domo video, al solito la ricezione era pessima, ma difficilmente lo Stato avrebbe riparato la loro decrepita antenna parabolica.

1)  Bello “pucciarsi”: usi una bella lingua.

2)  Dopo “video”, sostituiamo la virgola con i due punti?

Con un paio di forbici e un mestolo di alluminio improvvisò un antennino e arrotolatogli attorno un cavetto coassiale l’inserì in una presa usb dell’apparecchio.

1) “l’inserì”: oggi si preferisce “lo inserì”.

2) “in una presa”: anche se c’è più di una presa USB, e quindi il indeterminativo è corretto, io preferisco sempre l’articolo determinativo: è più intenso, e poi viene giustificato dal fatto che il tuo personaggio sa che lo mette in QUELLA presa (ma questo dipende dall’uso del punto di vista)

3) “con un paio di forbici”: questo invece ci sta (a meno che tu non voglia dire “prese le forbici”).

Meglio, ora riusciva quantomeno a ricevere i canali nazionali e francesi, i rimedi imparati in orfanotrofio erano sempre i migliori.

1)  Anche qui sostituirei l’ultima virgola con due punti.

Si stese sulla branda, mentre il nono canale riversava un vecchio film di cappa e spada, decisamente il suo genere preferito. Dopo una mezz’ora, mentre sonnecchiava, un altro ordigno deflagrò nei paraggi, svegliandolo di soprassalto insieme a tutto il palazzo.

1) Poiché abbiamo già ben descritto una esplosione, e visto quando sono frequenti, qui possiamo anche lasciarla così.

2) “mentre”: come già detto, si può sostituire con una “e” giusto per mantenere un costante flusso temporale; ma qui è proprio una minuzia, e anche una questione di gusto. (“mentre sonnecchiava” no, va bene così: anche perché lì non c’è dubbio che sia onnisciente)

– Cazzo di terroristi, ma che vogliono da noi? – urlò, alzandosi di scatto.

1)  Sono d’accordo con coloro che non apprezzano il gerundio: per me ha un brutto suono (e vabbe’), ed è temporalmente impreciso. È abbastanza chiaro che sta urlando, quindi ci si può limitare al “si alzò di scatto”.

Stavolta le sirene delle forze dell’ordine furono soverchiate dal clamore di migliaia di urla e infine dal triplice squillare di una tromba elettrica.

I Fratelli stavano arrivando in piazza per la quotidiana distribuzione serale ai disoccupati. Dal volume delle voci che arrivavano fin lì stimò che in piazza Redentore dovessero accalcarsi non meno di diecimila affamati, gente così malridotta da rischiare il contatto con quella temibile setta di assassini.

I Fratelli avevano cibo in quantità, possedevano migliaia di immobili in tutto il mondo, gestivano un oceano di congreghe in ogni angolo del globo e da sempre ostentavano ricchezze e lusso. Però solo pochi tra i convertiti al loro credo erano tornati.

Accompagnato da quei pensieri nefasti spense il video e provò a riprendere sonno.

Tutto bene.

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