Cos’è la Creatività

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In principio, noi creammo lo spazio e il tempo, e l’universo era denso e caldo, e il nostro spirito aleggiava nel creato. Dicemmo: “Sia fatta la forza.” E la forza fu fatta, e vedemmo che era cosa buona.

E dicemmo: “Si espanda il creato, così che si possa liberare il nostro spirito, e il nostro spirito condensi nella sostanza. E si separi la forza, e scenda il freddo sul nostro creato, così che la sostanza si faccia grave, e si attragga e si unisca in forte abbraccio.” E così avvenne, e vedemmo che era cosa buona.

E dicemmo: “Sia fatta una nube, e collassi, e la sua materia si unisca. Si formi una stella portatrice di luce, e le danzino attorno nuovi mondi. Sia solo uno di questi mondi benedetto dalla nostra grazia. Sia un mondo di fuoco, sì che i metalli sprofondino in esso, e venga colpito da strali di roccia, perché ciò non nuocerà: uno scudo d’argento gli danzerà attorno, e la notte non lo avrà mai. E il freddo scenda sul mondo benedetto, così che l’aria lo vesta, e l’acqua riempia le sue valli.” E così avvenne, e vedemmo che era cosa buona.

E dicemmo: “Nascano esseri in grado di replicarsi, e di far nascere esseri a loro simili, e diventino piante, per popolare la terra, e pesci, per popolare i mari, e uccelli, per popolare i cieli. Doneremo un’anima a chi ne necessita, per esplorare e capire il nostro mondo.” E così avvenne, e vedemmo che era cosa buona.

E dicemmo: “Nasca l’uomo. Sarà maschio e femmina, e si moltiplicherà, e vivrà nel nostro mondo. Lo formeremo dall’argilla, con gambe, per camminare, con braccia, per lavorare, con testa, per progettare. Cambierà nei secoli, ma sarà così.” E così avvenne.

 ***

Anzitutto, devo massaggiare bene l’argilla. Ho visto che hanno frantumato l’argilla, e poi hanno messo acqua nell’argilla. Senza l’acqua l’argilla sembra polvere, ma poi l’argilla diventa un qualcosa di molle. Fa tante cose, l’acqua. Quando mi immergo nel fiume, la mia pelle diventa più chiara e liscia. Per un po’ poi la peluria mi resta tutta appiccicata alla pelle, ma dopo la peluria si asciuga. Io però non divento molle. Ma forse perché non sono polvere. Non ancora. L’argilla mi ha sporcato tutte le mani, ma va bene. Quando si asciuga, l’argilla non ritorna più polvere, diventa come pietra. La nostra pelle invece dopo un po’ torna polvere.

Mi piacerebbe far sapere com’è il mio corpo anche dopo che diventerà polvere. Posso farlo con l’argilla. L’argilla non è abbastanza da farci tutto il mio corpo, ma posso fare un corpo più piccolo. La mia testa è come un frutto, ha la forma di una mela. Posso farla così. Ho un collo sottile, ma non riesco e premere bene l’argilla. Non voglio un collo troppo lungo. Mi accontento così. Ho i capelli come una pianta rampicante. Me li ha fatti tutti intrecciati. Io non so come farli con l’argilla. L’uomo solare facendo il mio corpo lo ha potuto fare, ma io non sono potente come l’uomo solare. Da lontano forse sembrano il guscio di una tartaruga. Allora lo faccio così.

Non so come fare la faccia. Io non vedo mai la mia faccia. Anche nell’acqua non vedo la mia faccia. La mia faccia, nell’acqua, cambia sempre forma, quindi non può essere davvero così la mia faccia. Io non credo che la mia faccia sia diversa dalla faccia delle altre. Ma le altre hanno tutte facce diverse. Le mie mani poi sono troppo grandi per la testa d’argilla, non so se ce la farò a farne il volto. Allora non importa, va bene così.

Il volto non è importante, perché io non mi vedo mai il volto, ma mi conosco lo stesso.  Se guardo giù, vedo quasi solo le mie tette. Credo di avere le tette più grandi delle altre, perché se guardo giù non vedo niente, mentre delle altre io vedo tutto. Anche le mie tette sono come due frutti. Ma non sono frutti come il frutto della testa.

La mia testa è una mela. Le mie tette sono due avocadi. Allora le faccio così. Ho le braccia magre. Se le metto sulle tette per confrontare, sembrano due vermicelli nel frutti. Mi piace quando mi tocco le tette, non so perché. Allora voglio apparire così. Se guardo giù, mi vedo anche un poco di pancia. Se mi vedo la panca, allora la mia pancia deve sporgere un poco di più delle mie tette. Allora devo essere così, con un corpo da pianta spungigliosa. Se mi guardo non mi sembro così, ma deve essere così che mi vedono gli altri, perché se mi vedo la pancia allora deve sporgere di più delle mie tette. Al centro della pancia ho un buco. Anche più giù ho un buco, ma so che agli altri non sembra così. Sembra una conchiglia. Non vedo la conchiglia da qua, ma lo so perché vedo la conchiglia delle altre. Lo so anche perché mi vedo la conchiglia quando sto seduta.

Lo so anche adesso perché mi sento la conchiglia con la mano. Mi piace tenere la mano così, mi fa tremare nella pancia. Ma l’argilla ha già le mani occupate. Allora va bene così, basta affondare l’unghia nell’argilla. Le mie gambe devono essere corte. Le altre mi sembrano avere le gambe grandi più di me, perché se guardo giù vedo i piedi più piccoli della mia mano. Allora faccio le gambe così.

Ho fatto. Mi pare di aver fatto una cosa buona. Ora devo aspettare che il corpo d’argilla diventi pietra. Lascio il corpo al sole, perché anche il mio corpo di solito si asciuga così. Poi metterò il corpo d’argilla sul fuoco. Ma a me il fuoco fa male, e il mio corpo non diventa di pietra. Forse perché non sono polvere. Non ancora. Ecco. Dalle mie mani è uscito un corpo più piccolo e molle. Ho visto anche altre donne farlo. In fondo, ci dicono che è questo che la donna deve fare.

                                                                                                                                                                                             (Oderzo, 11 e 13 agosto 2015)

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